
Quando la mente se ne va dietro i rimpianti
e il sangue gonfia il suo viaggiare fino a forzare
la perfetta volta del cielo, sbagli se credi di scorgere
il mio corpo nel quieto saliscendi senza onde -come
un serpente torpido che si risveglia appena dal sonno
dell’inverno- di quel fiume lento e troppo uguale
che scorre nei tuoi occhi coi ricordi. E’ lontano
tra i gorghi che risucchiano le stelle e l’orizzonte
si tramuta in greche fragili di schiuma- troppo lontano
da te quel luogo dove io sarò deposto per volere di Dio.
Siediti dove l’onda che muore è sempre viva e guarda
fin dove il tuo sguardo sorpreso si confonde: io sarò là
per sempre addormentato. Io sarò il Mare.









































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