
Il nuovo ordine nazista

Il progetto di fondo del nazismo rispetto all'assetto dell'Europa centrale ed orientale, ma in realtà poi di tutto il Continente, consisteva nella volontà di determinare una profonda ristrutturazione della gerarchia degli stati, delle economie, dei popoli. La "Grande Germania" avrebbe dovuto dominare tutta l'Europa centrale, nonché espandersi ad est e a sud. Funzionali a questo, e non solo causati dall'evento-guerra mondiale, furono gli eccezionali e drammatici processi di spostamenti di popolazione, di deportazione e di sterminio (fra cui primo ma non unico obiettivo razziale furono gli ebrei).
Il bombardamento strategico

Nel novembre 1940 un bombardamento tedesco rase al suolo il centro della città di Coventry. Da parte anglostatunitense, più tardi, fu pianificato e realizzato un intenso bombardamento strategico delle infrastrutture e delle città della Germania (nell'altro emisfero, del Giappone): Dresda, ad esempio, nel febbraio 1945, fu distrutta e perse 200.000 abitanti. L'obiettivo militare ma soprattutto politico era di distruggere i centri strategici della produzione e della mobilitazione bellica: i danni materiali e umani furono immensi, ma gli storici discutono sui risultati in termini di crollo del morale dei superstiti. I bombardamenti aerei furono infatti un potente strumento di pressione psicologica.
Essere collaborazionisti a Vichy

Dopo la disfatta del giugno 1940, la Francia fu divisa in due dai nazisti: una parte occupata direttamente, un'altra lasciata al controllo di un governo "francese" collaborazionista, con sede a Vichy. Il nazionalismo di facciata non poté nascondere la sostanziale subordinazione all'alleato-padrone nazista, che impose al governo di Vichy - oltre che la collaborazione nella repressione della Resistenza antifascista e nello sterminio degli ebrei - contributi economici, in natura e in manodopera.
Il gelo e la Resistenza di Russia

L'attacco nazista all'URSS (giugno 1941) aveva motivazioni ideologiche, razziali, economiche e strategiche. La guerra nazista ebbe aspetti di sterminio (ad esempio, v'era l'ordine di eliminare, fra i prigionieri sovietici, tutti i commissari politici presso l'esercito). Il tentativo di ristrutturare il panorama politico e razziale ad est della Germania, disturbato da veri e propri errori militari e strategici di Hitler, si infranse però sul carattere della Resistenza popolare sovietica e sull'eccezionale sfida posta alla preparazione logistica tedesca dalle condizioni naturali degli inverni russi. L'addio definitivo a Stalingrado significò per Hitler un'inversione di tendenza nell'intera guerra mondiale. Ancora una volta il gelo russo aveva vinto.
L'Italia fra neutralità e guerra parallela

Spiazzata dal dinamismo e dalla forza del regime nazista, con le proprie risorse militari intaccate ed in taluni casi esaurite dall'impegno profuso nelle operazioni di prestigio ed ideologiche legate alla conquista dell'impero etiopico e all'intervento a fianco di Franco in Spagna, l'Italia di Mussolini arrivò impreparata alla dichiarazione di guerra di Hitler. Mussolini dichiarò quindi la neutralità dell'Italia (settembre 1939). Ma l'alleanza con Berlino, l'ideologia del fascismo e la situazione politica internazionale non potevano permettere che questa posizione durasse a lungo. Nel giugno 1940, sperando in una rapida conclusione dell'attacco nazista alla Francia e, con questo, in un assestamento del conflitto, Mussolini dichiarò l'entrata in guerra dell'Italia. Mussolini intendeva condurre una "guerra parallela" a quella nazista, con scopi di guerra esclusivamente e nazionalisticamente italiani. Ma l'esiguità delle forze militari e l'incapacità del regime a mobilitare davvero tutte le forze della nazione da un lato, la forza del sistema di guerra nazista dall'altro, trasformarono presto la guerra fascista da "parallela" a "subalterna". Le sconfitte italiane in Albania, in Africa Settentrionale e in genere nei Balcani scandirono i tempi di questo passaggio.
La guerra di sterminio nazista

La seconda guerra mondiale ebbe un carattere generale di guerra totale, per il superamento del tradizionale confine fra i militari e i civili ed anche per l'amplissimo uso militare che fu fatto delle moderne tecnologie. Questo carattere non stempera, ma inquadra l'aspetto di vera e propria guerra di sterminio legato agli scopi e alla condotta della guerra da parte nazista. Il processo di "barbarizzazione della guerra", come l'hanno definito gli studiosi, della guerra nazista fu evidente - com'è tristemente noto - nell'intera vicenda della organizzazione “scientifica” dell’Olocausto e dei campi di concentramento e annientamento degli avversari e dei prigionieri. Non vanno però dimenticate la particolare efferatezza permessa e incoraggiata da parte dei vertici dello Stato nazista e della Wehrmacht nel caso, ad esempio, della repressione della varie forme di resistenza antifascista o in quello della guerra antisovietica. A questo riguardo già nel giugno 1941 la Wehrmacht dava carta bianca ai militari per operazioni di rappresaglia e di sterminio, anche al di fuori di ogni norma internazionale sul diritto di guerra: "Ogni soldato deve sapere che deve difendersi contro ogni attacco in combattimento; che nel caso di incertezza egli può sia liberare sia fucilare individui [russi]. Ogni ufficiale deve sapere che può o fucilare o arrestare individui catturati, ma che i commissari politici [comunisti dell'Armata Rossa] devono essere segregati e liquidati. Ogni comandante di battaglione deve sapere che è in suo potere ordinare fucilazioni collettive".









































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