
La sua storia criminale sarebbe iniziata nel 1963 con l'omicidio di un ragazzo del suo stesso paese, tale Viscito, poiché offese - si racconta a mo' di leggenda - con gesti osceni sua sorella Rosetta Cutolo. In realtà, pare che la verità fosse molto meno eroica: Raffaele Cutolo scendeva lungo il viale principale di Ottaviano con l'auto in folle per mancanza di benzina. Era l'ora del passeggio e, nella confusione, urtò leggermente le gambe di una ragazza che camminava con alcune amiche. Ne nacque una lite che degenerò. Cutolo sparò e uccise. Scappò, ma si presentò alle forze dell'ordine due giorni dopo e fu arrestato: per questo reato Cutolo fu condannato in appello a 24 anni di reclusione. In seguito, avendo presentato ricorso alla Corte di Cassazione, fu scarcerato per decorrenza dei termini nel 1970, restando però in attesa di giudizio. Naturalmente, quando la Cassazione confermò la condanna, si diede alla latitanza finché fu arrestato a Palma Campania, dopo un conflitto a fuoco.
All'inizio degli anni '70 divenne un capetto della camorra, dedito al contrabbando di sigarette e al traffico di droga (soprattutto cocaina). Tuttavia, questo è l'unico reato per il quale Cutolo non fu mai condannato. In questo periodo, iniziò il percorso che lo avrebbe portato, nel giro di una decina d'anni, a diventare per un breve periodo il numero uno della Camorra.
Gli fu attribuito il soprannome di "'O professòre" (secondo alcuni perché indossava gli occhiali, secondo altre versioni, invece, perché era uno dei pochi del suo ambiente che sapesse leggere e scrivere); forte del fresco titolo, ebbe l'intuizione di riunire quanti più personalità delinquenziali della camorra napoletana per costituirne una potente organizzazione in grado di competere con la mafia siciliana.
Nel 1970 gli fu confermata la condanna per l'omicidio del ragazzo di Ottaviano e Cutolo si diede alla latitanza. Restò in libertà per un anno, ma fu arrestato dopo un conflitto a fuoco con i carabinieri a Palma Campania e successivamente incarcerato a Poggioreale. Fu proprio in carcere che Cutolo reclutò gran parte del suo esercito, che in breve tempo raggiunse le 5000 unità.
Nacque così la "Nuova Camorra Organizzata" (NCO): un'organizzazione a metà tra la vecchia camorra di fine '800 ed un'istituzione militare. Inventò - secondo alcuni resoconti - anche un rituale di iniziazione, per il quale i nuovi adepti dovevano giurare fedeltà ripetendo un testo vagamente ispirato ai cerimoniali di stampo massonico della camorra di fine 800, che veniva reso "sacro" con l'ingestione di una goccia di sangue dal polso di un altro affiliato. A dire il vero, il rituale di iniziazione venne mutuato da quello della 'ndrangheta calabrese, così come lo schema militare della NCO. Cutolo infatti venne combinato 'ndranghetista per diventare la testa di ponte della 'ndrangheta calabrese in Campania [1]. Negli anni '70 Napoli divenne per una serie di circostanze il porto principe del Mediterraneo per il traffico di sigarette e di droga, per questo Cosa Nostra, e la 'ndrangheta, e i Marsigliesi, tutti avevano interesse a stringere alleanze con i delinquenti della Campania.
Più tardi i pentiti riferirono agli inquirenti che all'interno dell'organizzazione vi era un vero e proprio culto per "Il Sommo" (anche soprannominato "Vangelo" e "San Francesco"); i proventi di un qualunque "lavoro" (attività illegale) dovevano essere suddivisi tra gli autori, Cutolo stesso, ed una "cassa comune" destinata al mantenimento delle famiglie dei carcerati ed al pagamento degli studi dei loro figli più promettenti.
La famiglia di Cutolo comprò il castello Mediceo (composto da 350 stanze) ad Ottaviano, per una spesa di diversi miliardi di lire dell'epoca, presto adibito a quartier generale della NCO, che Cutolo provvedeva a dirigere direttamente dalle carceri di Poggioreale e di Ascoli Piceno.









































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